sabato 18 settembre 2010

Pazienza per cosa?



Da qualche giorno esco di casa e incontro la faccia accigliata di Bersani che mi guarda e mi dice che la pazienza è finita. Lo trovo sugli autobus, sui palazzi e perfino alla stazione Termini c'è un cartellone enorme (dimensione poster di Benetton). C'è pure il video "rimbocchiamoci le maniche", con D'Alema che si tira su con faccia svogliata le maniche della giacca.

Ma la pazienza di chi e per cosa?

Il "per cosa" è chiarissimo: la pazienza che abbiamo avuto nell'aspettare le promesse fatte da B.
Ma "abbiamo" chi?Credo che ben pochi elettori del centrosinistra abbiano mai creduto alle promesse fatte da B. in campagna elettorale.
Dunque è finita la pazienza di quelli che lo hanno votato, evidentemente.

O forse Bersani ci sta dicendo che fino ad ora Loro (cioè il PD) sono stati tranquillamente ad aspettare che il loro livello di pazienza raggiungesse il massimo lasciando fare al governo, fidandosi finchè la pazienza c'era e facendo minima opposizione su qualunque legge o decreto (vedi ad esempio l'assenza dei deputati PD al voto sullo scudo fiscale).
C'è una nemmeno tanto piccola confessione nello slogan.

La pazienza che è finita è la nostra per un opposizione che non c'è stata e continua a non esserci, che ha come traghettatore un partito in cui i dirigenti si scannano per avere un deputato in più o in meno nella propria corrente (Leggi cosa dice in sintesi il documento di Veltroni).

Un partito che è dovuto ricorrere all'uso delle forze di polizia per mettere a tacere chi protestava, e non mi riferisco al fumogeno lanciato a Bonanni, ma alla protesta pacifica dei grillini qualche giorno prima che sono stati malmenati-alla Festa Democratica-con Franceschini e Fassino che davano degli antidemocratici ai manifestanti.

Un partito che si rifiuta di fare la primarie di coalizione perchè ha paura che il proprio candidato venga battuto da persone come Di Pietro e Vendola, questa è democrazia!

Allora ha ragione Renzi quando dice che questi dirigenti vanno rottamati tutti, e l'idea non è nuova, dato che lo diceva Nanni Moretti nel 2002 (Discorso di Nanni Moretti a Piazza Navona-guarda il video), cioè che dovremo aspettare 5-6 generazioni prima di avere un opposizione decente.

mercoledì 15 settembre 2010

Chi fa er sofà?


"Beato chi soofà er sofà!". Sono costretto a sorbirmi (da spettatore de La7, mentre guardo le pubblicità tra Mentana e la Gruber) ben 2 spot di Poltronesofà, e rifletto, innanzitutto sulla pubblicità.
Evidentemente gli esperti di marketing della ditta hanno scoperto che la maggior parte dei loro aquirenti si trova nel raggio di 50 km da Roma, perchè l'uso del verbo "farsi" nel suo significato di "acquistare" non è noto al di fuori della provincia... Vabbè Sabbrì, questa te la perdono!

Quello a cui penso ogni volta che vedo questa pubblicità dotata di Ferillona con sorriso a 64 denti è al servizio di Report andato in onda su raitre quasi un anno fa (Video di report-una poltrona per due 18/10/09).
Poltronesofà si serviva di ditte italiane di artigiani della provincia di Forlì-Cesena, molto famosa in questo settore, per la manifattura dei divani (cucitura dei rivestimenti, montaggio dei vari pezzi), pagando cifre irrisorie a queste imprese che hanno dovuto arrenedersi perchè non riuscivano più nemmeno a pagare i dipendenti.

Quando queste hanno rifiutato di andare avanti a lavorare a quei prezzi, Poltronesofà ha ingaggiato delle ditte gestite da cinesi e dove lavorano solo cinesi. Questi lavorano praticamente in condizioni di schiavitù: sono ovviamente sottopagati e senza contratto, lavorano a volte 12 ore al giorno e anche la domenica, dormono ammassati in stanze che sembrano dei pollai più che delle case, insomma vivono in condizioni assurde. Il loro capo cinese fa i soldi, Poltronesofà spende la metà di prima e le piccole aziende italiane falliscono. A Sabbrì, ma te proprio non ne sai niente?

Beato chi lo FA er sofà!

lunedì 13 settembre 2010

Cominciamo bene


Che bello ho un blog! Cosa scrivere ancora non lo so, ma devo dire dà un certo senso di onnipotenza rispetto allo squallido profilo di Facebook.
La cosa bella del blog è che puoi scegliere lo sfondo, il font, il colore di quello che scrivi senza essere incorniciato in un insipido blu/bianco polizia, e anche se non ho scritto assolutamente nulla e non so quanto tempo potrò dedicarci sono molto soddisfatto.